in forno a sinistra


il blog di chi non necessariamente sa cucinare, ma gli piace farlo in buona compagnia
 

Dui puvrun bagna' 'nt l'oli

Ecco a voi l'equivalente del test della cadrega: dui puvrun bagnà 'nt l'oli.

Bon.

A Settembre son pronti i peperoni di Carmagnola, un po' più in là quelli della provincia granda.

Ma dui puvrun sono buoni sempre, ma proprio sempre (chiedetelo alla Perfidia: vi dirà che, dopo il caffè e i dolcetti marocchini, ne ha mangiati ancora una quantità industriale fino a finirli).

Dunque si prendono dei bei peperoni, possibilmente quadrati e sicuramente carnosi.

Si mettono in forno a 180° per un periodo di tempo che non so, girandoli ogni tanto perché la parte rivolta verso l'alto cuoce prima; lo scopo è che si stacchi -bruciandosi comunque le dita- la pellicina.

Dopo questo tempo che -appunto- non so, si tolgono dal forno e si adagiano su un piatto, così da farli tramortire ed esalare l'ultimo respiro; quindi ci si arma di pazienza e si spellano, si tagliano a listarelle larghe un dito facendo attenzione a non trasportare i semini.

In una terrina o contenitore equivalente preparate un lettino di peperoni, salate appena e aggiungete filetti di acciughe, fettine sottili di aglio possibilmente fresco e un filo d'olio buono, saporito, possibilmente verde e torbido.

Continuate ad adagiare strati di peperoni e condite come sopra.

Se dovessero avanzare -ma difficilmente avanzano, soprattutto se la Perfidia viene a cena- si potrebbero condire due spaghetti facendoli saltare in tegame dopo una cottura al dente.
cucinato da lightofyoureyes il 22/07/2009 | commenti (5)
ingredienti: aglio, peperoni, acciughe


 

spaghi e mollica "sfritta"

COSA:
spaghetti
acciughe (nell'ordine di due/tre per ogni commensale)
peperoncino (uno/due ciascuno, dipende dai peperoncini e da quanto vi piace piccante)
pane grattuggiato (un cucchiario da minestra colmo ogni due persone)
olio EVO pugliese (a occhio)

COME:
mentre lessate gli spaghetti, in un ampio tegame, nel quale poi salterete la pasta, sciogliere nell'olio le acciughe col peperoncino tritato.
Nel frattempo, in un pentolino antiaderente caldo nel quale verserete poche gocce di olio, rosolate il pangrattato fino a quando assume un colore "brunito".
Scolate la pasta, saltatela nella padella, impiattate e spolverizzate con il pangrattato.

(Libera interpretazione di questa.)
cucinato da Thumper il 18/01/2009 | commenti
ingredienti: primi, tentativi, acciughe


 

La liberazione delle lenticchie dalla schiavitù del contorno

Sentivo un brontolare dalla dispensa e pensavo fossero i soliti fagioli, oppure l'insalata che si era appisolata pesantemente, invece erano le lenticchie che riunite nel collettivo del sacchetto protestavano sul fatto che venivano trattate come un contorno. Si sa che ho un debole per le cause perse e che, bene o male, nelle minoranze ci finisco sempre e quindi ho bloccato la mia intenzione di una pasta alla Amatriciana per inventarmi questa cosa. Il soffritto è stato avviato con una base di aglio, olio e acciughe. Intanto lavo le lenticchie (che con mia enorme gioia non hanno bisogno di ammollo) e le metto a bollire con un dado vegetale e un poco di sale (la paprica insisteva nel volerci entrare ma ho preferito non creare delle correni straniere nel movimento). Dopo una mezzora, ho aggiunto al soffritto la pancetta affumicata e l'ho lasciasta profumare tutta la casa. Quindi i fusilli una volta cotti li ho scolati (avendo un solo colapasta) e messi nella zuppiera, scolato le lenticchie e aggiunte insieme alla pancetta. Finalmente un ruolo da protagoniste per queste piccole pesti.
cucinato da sammylele il 01/11/2008 | commenti (4)
ingredienti: primi, lenticchie, acciughe


 

l'abbraccio delle acciughe

nel posticino di mare non c'è un pescivendolo. in realtà non c'è mai stato, che io ricordi. però una volta c'erano i pescatori, che un po' di pesce lo vendevano ai mattinieri sulla spiaggia (trent'anni fa), il resto su un carrettino in paese, in quella piazzetta tra l'edicola e la stazione dove una volta c'era una cabina del telefono e una fontanella dove pulivano i pesci. per questo c'erano sempre dei gatti lì intorno. non ci sono più nemmeno quelli. ora passa un banchetto una volta la settimana, e si mette sempre lì, dove la fontanella e la cabina non ci sono più, ma la piazzetta è rimasta. in estate le acciughe sono più grandi che in primavera, son sempre buone, ma secondo me non andrebbero fatte al limone, ci mettono troppo a marinare, dentro rimangono un po' rosa mentre fuori diventano troppo aspre.
mia zia cucina bene, e si vede dalla pancia di mio zio. sono commossi ogni volta che prendono su il coraggio e il treno e vengono a trovarci al posticino di mare. mio zio ha gli occhi lucidi quando mi vede. mia zia cucina, invece. affetta le patate a dischetti, non troppo sottili, le mette a coprire il fondo di una padella appena unta, le copre di acciughe pulite e a pancia in giù, le bagna di vino bianco, ci appoggia sopra un po' di sale, pepe, altro olio, pomodoro a dadolini fini, qualche rametto di rosmarino. le cuoce coperte per un po', poi le scopre a far asciugare il vino e il liquido delle acciughe (è assolutamente mare). è il suo modo di comunicare affetto, in un cortile d'estate.

cucinato da Oltranzista il 01/09/2008 | commenti (2)
ingredienti: pesce, acciughe, patate, pietanze


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