fare la spesa è come guardare un film, se immagini la vita delle persone sbirciando nei loro carrelli. con quelli pieni è facile e per niente stimolante: montagne di merendine, latte, stupidi pacchi di plastica con dentro acqua che viene da troppo lontano, pannolini... no quello che mi piace sono i carrelli dei single. una vaschetta con una bistecca, il più piccolo pacchetto di insalata, una birra. le donne esagerano con i dolci, gli uomini con i grassi animali. lei ha i capelli neri con il carré, gli occhi azzurri e la pelle bianca che fa contrasto con i capelli, il naso impercettibilmente aquilino. le sorrido quando incrocio il suo sguardo, e lei subito lo distoglie, senza nemmeno lasciarmi il tempo di capire se se ne è accorta. la incrocio tre volte per caso nei corridoi (verdure fresche, latticini, pasta e riso), la quarta è cercata apposta (detersivi). è alla cassa accanto alla mia, sbircio nel cestello e vedo il collo di una bottiglia di spumante. ahi. guardo meglio, c'è un tetrapak di succo di frutta. ahi ahi, aperitivo. verdure crude, carote, finocchi. pinzimonio e spumante? questa volta non so immaginare la serata che l'aspetta. lasciamo perdere. nel frattempo per darmi un tono mi ritrovo nel carrello un peperone rosso, due zucchine, una melanzana oltre al classico corredo di miele, detersivo, robiola, scalogno, birra poretti chiara doppio malto.
il detersivo lo metto via, il miele e la robiola pure. della birra mi libero in fretta dopo passaggio in freezer.
intanto soffriggo le cipolle, mondo le verdure e cominciano i dubbi: in che ordine le metto in padella? per accompagnarle ho già deciso di fare un finto riso pilaf, finto perché senza soffritto eccetera, ma ho voglia di un riso asciutto d'accompagnamento. lo metto in una pirofila, lo copro di brodo (di dado, certo. sono single, no?) e lo ficco in forno a oltranza.
decido di mettere per prime le zucchine, e ho tuttora il dubbio di aver fatto una cazzata. forse dovevo tagliarle più spesse. poi aggiungo la melanzana, in ultimo il peperone. ci aggiungo anche due pomodori secchi tagliati a dadini piccoli, che ormai mi sostituiscono il dado per tutto tranne che per il brodo. poi mi ricordo del vasetto di erbe miste e misteriose comprato un anno fa su una bancarella di campo dei fiori, e decido che è la loro occasione.
al momento non so dire cosa succederà, la padella è sul fuoco e la pirofila nel forno. ma penso a quella bottiglia di spumante e a quel sorriso negato.
Che spesso, quando mangi schifezze inenarrabili in giro per il mondo, tutto quello di cui hai bisogno è un piatto sicuro, di quelli che ti ricordano casa e vino nei bicchieri giusti di domenica.
Questa è la ricetta della zia Sandra che fa la microbiologa farmaceutica, ti assicuro che le dosi sono precise, precise per un piatto invernale coi controcazzi.
Dunque si va da un macellaio di fiducia e si compra un pezzone di Manzo – generalmente il Pesce – e si fa valutare a lui il peso a seconda di quanta gente avete.
Poi ti servono aromi e verdure assortite tipo:
2 porri
4 carote – non troppo grosse
4 gambe di sedano
1 cipolla
5 – 7 bacche ginepro
sale
pepe
olio extra vergine
4 – 5 foglie prezzemolo fresco
2 – 3 foglie di alloro
2 fese d’aglio
qualche foglia di salvia
1 rametto di rosmarino
La cosa da sballo è che ti servono anche un paio di litri di rosso, tipo Dolcetto o Barolo, perché questo è davvero un piatto per stomaci robusti.
Andiamo con ordine.
Fai a fette porri, carote, cipolle e sedano, metti a bagno nel vino in una grossa insalatiera la carne e tutte le verdure/spezie, almeno 12 ore prima della cottura, ogni tanto gira la carne, aggiungi una prima parte di sale e pepe, aggiungi in superficie una passata di olio, conserva in frigo coprendo il recipiente.
Testina, la carne non maneggiarla MAI con una forchetta, lo scopo è non bucarla se non vuoi far uscire tutto il buono che ci vive dentro.
Dopo aver marinato estrai solo la carne conservando il resto della salamoia, fai rosolare in una padella in olio extravergine, rosola bene tutte le parti del pezzo.
Metti in una pentola alta (tipo quelle per la pasta) il Manzo e tutta la salamoia, fai cuocere a fuoco minimo con coperchio per circa tre ore e mezza.
A metà cottura completa il sale assaggiando la salsa che si viene a creare con il vino.
Quando il liquido si è ristretto di parecchio puoi tirare fuori la carne sempre stando attenti a non bucarla, con attenzione elimina rosmarino, salvia, aglio e alloro.
Frulla la salamoia rappresa nella pentola, affetta e servi ricoprendo con il condimento.
Accompagna con polenta gialla e, manco a dirlo, rosso corposo.
Credo che dopo questo tu non abbia bisogno di altro, se non un caffè, una grappa monovitigno e un bel sigaro.
Se, dopo aver mangiato un'insalata ben condita con olio, sale e aceto balsamico, ti dispiace lasciare tutto quel condimento nel piatto e non hai del pane da inzupparci, ma solo dei crackers che non si inzuppano manco per il cazzo, questa è la ricetta che fa per te!
Ingredienti:
Avanzi di condimento di insalata, e più precisamente: olio, aceto, sale e rimasugli di insalata ed eventualmente anche un po' di quei granellini che ci sono dentro i pomodori;
Crackers;
Parmigiano reggiano grattugiato, o un qualunque altro formaggio grattugiato (per esempio secondo me col pecorino sarà una meraviglia; la prossima volta lo provo).
La prima cosa da fare è levarsi dalla faccia quell'aria afflitta del tipo Tutti-Quei-Bambini-Che-Muoiono-Di-Fame-In-Africa-E-Io-Spreco-Tutto-Questo-Condimento e sostituirla con l'aria di chi ha appena avuto un'idea che non risolverà il problema di Tutti-Quei-Bambini, ma almeno farà sentire la coscienza meno sporca. Quindi si può prendere il parmigiano reggiano (o il qualunque altro formaggio grattugiato; magari il pecorino) e spargerlo sul condimento avanzato. La dose di formaggio dipende dalla quantità del condimento avanzato, ma se proprio dovessi dare una misura, direi che ce ne vuole un bel po'. Bisogna impastare il formaggio con l'olio e tutto il resto (compresi i rimasugli di insalata) usando la forchetta e, se necessario, aggiungere formaggio finché l'impasto non sarà cremoso e abbastanza omogeneo. Una volta raggiunta una densità soddisfacente e raccolto tutto il condimento che altrimenti sarebbe andato sprecato, non resta che spalmare la crema di condimento al formaggio sui crackers, mangiarli e sorridere compiaciuti di aver evitato uno spreco.
E, visto il successo riscosso dai finocchi, oggi parliamo di verze .
COSA:
coste di maiale
verza
cipolla
olio EVO
sale
pepe
COME:
In una pentola capace e alta, imbiondite la cipolla in pochissimo olio EVO.
Rosolatevi poi le coste di maiale (volendo, potete metterci anche una salsiccia).
Nel frattempo, mondate la verza e tagliatela grossolanamente.
Quando la carne è rosolata, aggiungetevi tanta verza quanta ce ne sta nella pentola.
Salate, pepate, mettete il coperchio. Fuoco medio.
Cucinando, la verza diminuisce di volume; aggiungetevene quindi altra, sempre fino a capienza.
Ripetere l’operazione fino a finirla.
Quando anche l’ultimo pezzetto di verza è cotto, è pronto.
(Se in cottura dovesse formarsi troppa acqua, una volta che tutti gli ingredienti sono nella pentola, tenete il coperchio un po’ scostato).
Si consigliano finestre spalancate e stomaci robusti.
Che avevo lì in frigo cinque o sei finocchi.
E nessuna voglia di cucinarli.
E prima ancora di mondarli.
Com'è, come non è, sono riuscita nella seconda impresa.
Ma proprio non mi andava di affettarli sottili sottili (che non potete dirmi di no) per mangiarli crudi insalata.
E lessi... bleah!
Così li ho tagliati in quattro o in sei a seconda della dimensione iniziale, li ho disposti a casaccio in una pirofila (nel frattempo avevo acceso il forno (non ventilato) a 200°, la temperatura che va bene per tutto, tranne che per le meringhe e la torta di ricotta), sale, pepe, olio EVO, un po' di glutammato che fa male ma non guasta, un po' d'acqua.
Dopo un tot 'sti marrani hanno cominciato a cacciare acqua e si sarebbero lessati (ri-bleah! ), allora li ho tolti dal forno, scolati, rimessi nella pirofila, spolverizzati con parmigiano reggiano e infiocchettati col burro.
E settato il forno su ventilato (per asciugarli).
Il tempo di vederli prendere il colore giusto (non beige, non marron)...
Oh, non ci credevo neanch'io, erano buonissimi!
e così siamo trentacinque piccoli indiani, che dopo aaaanni di frequentazione virtuale, hanno deciso di guardarsi in faccia. a quanto pare torino ci chiama, e allora noi rispondiamo.
dopo il successo dell'ultima jam session di cucina, e la citazione sul quotidiano, vediamo di montarci definitivamente la testa con la terza jam session, e facciamola a torino!
la data è domenica 29 novembre, e le indicazioni sono le stesse dell'ultima volta: la cena è riservata ai membri di infornoasinistra che abbiano pubblicato almeno una ricetta. ognuno si porta gli ingredienti per cucinare e verifica prima che nella casa che ci ospita ci siano gli strumenti che servono. si cucina per quattro persone per evitare di dover mangiare una montagna di roba. ovviamente si possono portare anche cose già cucinate, ma cucinare insieme è più bello. l'importante è organizzarsi, ma dall'ultima volta direi che in questo siamo bravini.
non ho idea delle dimensioni della casa, se dovessimo essere troppi... o si fa a chi primo arriva, o si accettano soluzioni alternative!
chi c'è?
Sono fighetta, mi tocca ammetterlo. Ah, no, le fighette dicono radical chic. Sono radical chic, lo dico.
Mi piacciono le cose che appagano la vista.
La sera apparecchio la tavola con cura [che ne dite di fare una raccolta di foto delle nostre tavole?] anche quando decido di mangiarmi solo le unghie.
Beh, tempo fa ho comprato delle fondine color melanzana perchè sai come ci sta bene dentro il passato di verdura?
Bene, stasera sono cromaticamente esaltata perchè sì, il passato di verdura nei piatti violacci ci sta bene, ma la vellutata di 3 patate gialle, una carota e un porro ci sta davvero daddio..
Vi capita mai di aver voglia di di mangiare un pò di frattaglie? Forse è una necessità che viene sottoforma di compensazione quando si ha il fegato cattivo a causa di fastidiosi eventi esterni.
Farsi un bel fegato alla veneziana sarebbe troppo scontato però, quindi perchè non ripiegare su un bel rognone appetitoso?
Così si ha pure la scusa per far venir fuori quel sadismo latente mentre, con un bel coltellaccio da macellaio, si priva il rognone della parte grassa e della parte centrale, quella spugnosa.
Ecco, la parte brutta invece sta nel metterlo a bagno una decina di minuti in acqua e aceto per fargli perdere quel caratteristico odore e quindi, lavare, lavare e lavare bene il rognone.
A parte questo il resto della preparazione è piuttosto rapida. Si affetta sottilmente il rognone per poi metterlo a rosolare a fiamma vivace per un paio di minuti in una padella con un pochino di olio. Si scola dell'acqua che si è formata, si mette nuovamente la padella al fuoco (alto) con qualche cucchiaio di olio e dopo un minuto circa, il rognone a fette. Si aggiunge il trito di aglio, prezzemolo e pinoli bagnando il tutto con una una spruzzata di vino bianco. Lasciare poi cuocere per qualche minuto.
Beh alla fine il vostro fegato sarà sempre cattivo (mica è un rimedio miracoloso contro il nervoso!) ma sicuramente il palato avrà goduto di una pietanza povera ma saporita. E se proprio volete cacciare i pensieri cattivi beveteci su un buon vino corposo, magari scegliendo tra quelli della vostra regione (Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Carema, Canonau, Negroamaro, Amarone o un Rosso di Montepulciano...)
Hai presente quelle domeniche che hai voglia di cucinarti qualcosa di buono ma fai mente locale e ti rendi conto che qualunque sia la ricetta che vuoi fare ti manca sempre almeno un ingrediente fondamentale e la Coop è chiusa perché è domenica e quindi niente, e magari ci sarebbe qualcosa da mangiare in alternativa ma non è per niente sfiziosa – perché non si tratta tanto di soddisfare il bisogno primario di sfamarsi quanto quello di sentirsi realizzati in cucina – e quindi quasi quasi ti passa del tutto la voglia di mangiare? Bene: a me capita anche il mercoledì.
Dopo un piatto di fagioli a pranzo – sì, sono tornati – volevo una cena leggera, ma non inconsistente. L'idea di cenare con un'arancia e una tazza di tè mi ha sfiorato per un lasso di tempo molto (molto) breve; un piatto di Orecchiette, broccoli e mollica fritta mi sembrava eccessivo, e poi non avevo il pane da sbriciolare, perché è diventato duro; mi sarebbe piaciuto trasformare il pane duro in Cialledd, ma mi mancavano i pomodori; ho provato a tagliarlo per farne dei crostini da accompagnare, a mo' di aperitivo, con un po' di pecorino che andava consumato perché iniziava a fare la muffa, ma il pane alla prova del coltello si è rivelato più che duro: roccioso.
Non avevo molta scelta. Le prospettive per la cena erano solo due: 1) accettare la scatoletta di Simmenthal del coinquilino; 2) inventarmi qualcosa.
Dunque ho preso a ciabattare su e giù per la casa, valutando più o meno lucidamente le possibili combinazioni di sapori a mia disposizione e cercando di stimolare un'idea che fosse leggera e allo stesso tempo soddisfacente, mentre Piero (il coinquilino) riversava nel suo piatto il contenuto della scatoletta e ne grattava il fondo con la forchetta. Fulminea e inaspettata, seppur a lungo invocata, tra un passo e un graffio di metallo e un passo e uno spiaccicamento di gelatina, come una visione sciamanica – una versione più selvaggia della classica lampadina – ha preso forma davanti al mio terzo occhio l'idea un po' sfocata di una ricetta che fin dalla scoperta del fuoco è sempre stata scritta nel destino dell'umanità e aspettava solo che venisse alla luce colui che sarebbe stato in grado di cucinarla (che sarei io).
I cibi si presentano infatti in tre condizioni fondamentali, crudi, cotti o putridi. Rispetto alla cucina lo stato crudo rappresenta il polo non marcato, mentre gli altri due sono fortemente connotati, ma in direzione opposta: il cotto è una trasformazione culturale del crudo, il putrido è la sua trasformazione naturale.
(Citazione di Claude Lévi-Strauss copincollata da questo bell'articolo. Il famoso triangolo culinario, invece, è questo.)
Quando il selvaggio che è in noi si risveglia non c'è né da esitare né da pianificare: bisogna lasciarsi andare, seguire l'istinto, presentire e pregustare. Se si lascia al dubbio il tempo di insinuarsi e far domande, è finita.
E io non ho perso un attimo: ho messo l'acqua sul fuoco, ho lavato i broccoli e ho sbucciato un'arancia; ho buttato i broccoli in pentola, ho sbattuto il pecorino sul tagliere e ho deposto l'arancia a spicchi nel piatto; ho fatto a pezzi gli spicchi, ho tagliato il pecorino a quadretti e ho scolato i broccoli bolliti; ho condito l'arancia con olio e sale, l'ho cinta di broccoli e ho incoronato tutto con dei raggi di pecorino.
Crudo, cotto e putrido in un piatto solo. È ideale per l'aperitivo o come antipasto. Un bicchiere di birra è la morte sua.
com'era che faceva? ricordo appena, il gesto più bello era quello di far girare la castagna nella mano girata verso il basso, con le dita a cestello, per farla raffreddare. un bicchiere di vino o di latte, a seconda del caso. balotte con la buccia, pelate senza. il resto era solo acqua e odori. facile da fare, meno da ricordare. quelle più grandi si pelavano lasciando la buccia sottile, quelle più piccole andavano da sole in una pentola diversa. ma cos'altro c'era?
alloro, credo. dal ricordo dell'odore. gli odori non si ricordano di per sé, si portano dietro altri ricordi, che non è la stessa cosa. poi ci dovevano essere i semi di finocchio. poi se c'era qualcos'altro non lo ricordo più.
ho provato ad aggiungere un chiodo di garofano e un pezzetto di cannella, e la casa si è riempita di un profumo caldo e morbido, avvolgente. come se da qualche parte ci fosse stato un camino, o una stufa.
la buccia delle pelate va tolta subito, da calde. altrimenti non si stacca più. e comunque le castagne fredde non sono buone. bisogna che siano calde, roventi, bisogna soffiare tenendole in bocca per sentirne i sapori di bosco. le balotte, bollite con tutta la buccia, si tagliano in due con i denti e poi si spremono in bocca. farinose e calde. una castagna e un sorso di vino, una castagna e un sorso di vino. con le luci basse, parlando sottovoce.
Mettiamo che ti avanzi della crema pasticcera dalla crostata di frutta di un compleann, metti che hai un pò di panna fresca in frigo da finire, e ti ritrovi con un pò di frutta già tagliata avanzata dalla crostata, ecco qui le mie coppe chantilly con frutta calda.
Montare a neve con un pò di zucchero a velo la panna fresca, aggiungerla piano alla crema pasticcera raffreddata precedentemente, mescolare dall'alto in basso per non smontare la panna e mettere con cucchiate nei bicchieri o in ciotoline, coprire con cellophane e riporre in frigo un paio d'ore.
Versare la frutta tutta in una padella, 3 cucchiai di zucchero di canna, rhum o amaretto o grand marnier [a seconda del gusto che volete dare alla frutta], e della marmella o miele da finire.
E lasciate cuocere a fuoco basso fino a che non diventa cremosa.
Servire la ciotolina di crema con sopra questa frutta alcolica ma veramente buona, se volete servite con pavesini.
Invece era uva. Ed anche se levi i noccioli non ce la fai mica ad imbottirla, allora il misto da polpetta (carni tritate, un uovo, parmigiano, pane strizzato nel latte, prezzemolo, noce moscata) lo metti fuori, poi impani e metti in forno, oppure friggi.
È che se inforni son sicura del risultato, mentre se friggi non so come reagisce il raspo.
Ah, già, se erano olive erano separate, ma era uva, e allora stava in grappolo.
Se prendi un'orecchietta col cucchiaio di legno per testare con i denti la cottura dell'orecchietta specifica e quindi, per inferenza statistica (che è l'induzione delle caratteristiche di una popolazione – in questo caso le orecchiette – dall'osservazione di una parte di essa scelta a caso – l'orecchietta specifica), la cottura di tutte le altre orecchiette, e l'orecchietta si attacca come una ventosa sul cucchiaio e tu ti servi del labbro superiore per far scivolare l'orecchietta verso la cavità orale, l'abbondante goccia di acqua bollente contenuta nella cavità dell'orecchietta – acqua che ha colmato il vuoto dell'orecchietta e dunque reso possibile l'adesione al cucchiaio – si verserà sulla tua lingua neutralizzandone tutte le facoltà gustative e mangerai un piatto di pasta ben cotto, ma non saprai mai quanto era buono.
Su gentile concessione di Oltranzista...posto la locandina di una cosa organizzata da me al ristorante dove lavoro.
Per chi volesse venire a mangiare, delle cose buone e tipicamente caserecce e acoltare della buona poesia...
Le misure non sono il mio forte, ma per il mio piatto le proporzioni sono: 100 grammi di orecchiette, 100-150 di broccoli e un piatto di mollica di pane.
Dunque, il passo numero uno è bollire i broccoli. Ci vogliono dai 20 ai 30 minuti, a seconda di quanto sono teneri. Verso metà cottura si può mettere in pentola anche la pasta – passo numero due – e si cuoce tutto insieme allegramente.
Cotta la pasta, se avete fatto bene i calcoli saranno ben cotti anche i broccoli: è tempo di scolare, e questo è il passo numero tre.
Lasciando orecchiette e broccoli nello scolapasta perché scoli più acqua possibile, si può passare al passo numero quattro: si prende la mollica di pane precedentemente sbriciolata (questo era il passo zero, o tutt'al più uno e mezzo) e la si frigge. Ma mi raccomando, sbriciolata sbriciolata, a briciole piccole abbastanza da poter entrare nel becco di un passerotto, per intenderci. Per friggere la mollica io uso l'olio, ma mia nonna mi ha detto che se si frigge la mollica nel lardo di maiale è tutta un'altra cosa. Inoltre, nell'olio ci metto il peperoncino, perché a me piace il piccante.
Fritta la mollica (ci vuole pochissimo, meno di cinque minuti), il passo numero cinque si biforca: il passo numero cinque.uno prevede che si fa saltare in padella orecchiette e broccoli con la mollica fritta, ed è il metodo che preferisco; invece mia nonna sostiene – passo numero cinque.due – che la frittura di mollica vada aggiunta dopo, quando orecchiette e broccoli sono già nel piatto.
Consiglio questo piatto in modo particolare a chi odia i broccoli. È il piatto grazie al quale, quando già avevo passato i vent'anni ma ancora non ne avevo ventiquattro, ho smesso di rifiutarmi di mangiarli.
nello scegliere una casa è sempre bene preoccuparsi delle fonti di cibo alternative presenti nella zona. tipo, una pizzeria può salvarti.
arrivi tardi, la sera/notte, dopo chilometri e chilometri e non hai voglia di fare nulla, ma lei è lì, ti sta aspettando, forno a legna, bonne esperance alla spina, fumo libero...
guardi il cameriere che ti dice lui...capricciosa?
rispondi, sì, abbastanza...
ed è fatto
la pizza del ritorno, quella che ti dice...bentornato a casa, mangiami...
Innanzi tutto mi siete mancati anche se quella che non c'era ero io.
Poi rieccomi con le mie solite vecchie abitudini: NON SI BUTTA VIA NIENTE.
Che poi mica sempre è tristezza, perchè metti che ti siano avanzate due patate che già hanno l'aria di aver iniziato la loro mutazione genetica, che io una volta il patagranchio posso anche reggerlo ma due no, e allora ci fai gli gnocchi.
[Belli, gli gnocchi, con tutta quella pazienza che chiedono le patate nel mostrare la reazione alla farina. E mica gli puoi fare fretta, no, loro si prendono i loro tempi e se non li assecondi rischi il pataccone. Belli, gli gnocchi, ma non mi ci fidanzerei]
E poi hai anche un avanzo di funghi trifolati. Cioè, io ce l'avevo, ma suppongo si possano fare anche nuovi: il fungo va da solo mentre tu ascolti con le dita le patate fondersi con la farina.
E persino un avanzo di besciamella ed una cucchiaiata nella trifola ci sta proprio bene. Quindi se non ti è avanzata la puoi fare mentre aspetti che la palla di gnocco, finalmente della consistenza giusta, riposi un poco prima di farla a tocchetti [la nonna diceva almeno mezzora].
Il resto è gnocchi con funghi, ovviamente. E San Giovese.
No, non sempre l'avanzo è triste.
Prendi una notte insonne come altre dove ti svegli con un’immagine da un sogno confuso. Fai che quest’immagine sia oltrybaby che butta con nonchalance una seconda pastiglia nella pancia della lavastoviglie. Fai che ti chiedi come mai tu non sapevi questa cosa e lui si. Metti che ricostruisci la sera della cena nel kibbutz e pensi alla titta che ti mancava un sacco, e vuoi infilare nel frigor qualche elemento per fargli una pasta in qualsiasi momento ti suonino al campanello del bosco tutti i personaggi della sera di vento.
Torni indietro a una cena di lavoro noiosissima dove avevi un sorriso di plastica come sempre e annuivi in cento lingue diverse, torni alla vera e significativa attività della serata consistente nello scomporre gli elementi di una pasta molto buona nella tua bocca: farfalle piccole di gragnano, pasta di salame sminuzzata colle mani e soffritta facendola saltare in padella come i fighi col movimento di polso (e scusa se ce l’ho…per mille motivi che non ti spiego ora..) , prezzemolo battuto a coltello con una strofinata di aglio sul tagliere,pomodori pachini tagliati a pezzi e lanciati nel soffritto ad asciugare la loro acqua, olio buono. Ti inventi la sequenza perché non l’hai vista ma hai molta fantasia. Sfumi e aspetti che suoni la banda di squinternati. Prerequisito: Amarli a fuoco vivo per cinque minuti e stemperare la gioia quando arrivano.
...ecco, se non ne ho voglia non c'è trippa per gatti (ma non ce ne sarebbe neanche per me, sicuro).
Quando non ne hai voglia dai una ravanata al frigo e ci scopri dentro un pezzo di torta salata fatta domenica.
Certo, ti viene il dubbio che non vada più bene e immagini colonie di botulino pronte a farti saltare in aria, poi guardi bene l'avanzo, lo odori, addirittura lo riscaldi e lo assaggi.
E scopri che è buono.
E' che domenica ne avevo voglia e avevo in frigo un pezzo di ricotta piemontese, il seiras.
E avevo anche spinaci freschi freschi di banchetto del contadino, di quelli che serve un ettolitro d'acqua per lavare via il terriccio ma sai che differenza con quelli surgelati...
E le uova, quelle non del contadino perché sono pericolose.
Dunque domenica ho passato in tegame le fogliette di spinaci con due spicchi d'aglio e un pezzetto di peperoncino del mio orto e un filo d'olio, ho lasciato sfreddare e poi ho aggiunto tre uova intere, il seiras, un pizzico di sale, una macinata di pepe e la saporita. Non ditemi che non sapete cosa sia la saporita!
Ho foderato una teglia rotonda con la pasta sfoglia e ci ho messo dentro il mio miscuglio contadino; ho fatto i ghirigori con i ritagli della sfoglia e ho spennellato con il rosso d'uovo, poi in forno.
Ecco, questa è la parte che mi piace di più: io sono drogata di forno. Quando avevo la lavatrice con l'oblò ero drogata anche di lavatrice: la guardavo girare, mi piaceva il miscuglio della roba...e il forno, lo guardo fare le magie al cibo, farlo crescere o dorare o soffriggere o sobbollire. Lo guardo fare le magie, sì.
Quindi lo osservo, a fasi alterne, fino a che ai miei occhi la magia è compiuta.
E sai cosa? Era buona domenica, la torta salata, e anche oggi.
Prendete una mattinata a passeggiare su e giù sulla tuscolana in compagnia di una cara amica, colei che mi sta ospitando durante questa meravigliosa vacanza romana, prendete un supermercato di quello scrauso, con prezzi abbordabilissimi e merce non del tutto scrausa.
Ci domandiamo che mangiamo oggi...ed io...mò ti metto all'ingrasso...e con una risata diabolica comincio a correre fra gli scaffali...prendo del pollo a tocchetti,della panna [oh io ci metta la panna...vecchia scuola], porri, vino bianco e poi via alla cassa...[il curry lo abbiamo già a casa...e scoprirò anche in quantità industriali].
Nocette di burro, 3, due cucchiai d'olio, un porro affettato sottile sottile...tutto dentro una pentola bassa e fate soffriggere piano piano intanto togliete la pelle al pollo e mettetelo sparpagliato nella pentola...lasciatelo rosolare 2-3 minuti per parte...e poi bagnate di vino bianco e due mestoli di brodo vegetale,coprite con un coperchio e lasciate sobbollire a fuoco basso per circa 20 min.
Versate un'intera boccetta di curry e mescolate...versate altri due mestoli di brodo e ricoprite sempre a fuoco basso per altri 20 min dopo di che versate la panna e alzate un pò il fuoco lasciate andare per 15 min dopo di che spegnete e il pollo è pronto...servitelo con del riso pilaf o con degli spetzli...
E' avanzata della ricotta che sta per scadere? Quante storie, basta sbatterla in una ciotola con un cucchiaino di miele e uno di cannella e poi versarla in due ciotoline, non molto grandi, perché di ricotta ce n'è rimasta poca e servirla a fine pasto. Il risultato, sarà la domanda (non molto gratificante) che il moroso farà affondando il cucchiaino nella ciotola.
una sera a salerno intiepidita dal vento di mare, dopo un cena morbida nei pressi del duomo, dopo un giro alcolico-notturno dei bar del centro, un’amica nel salutarmi mi lascia tra le mani un piccola bottiglietta del crodino (quella a tronco di cono, sì) piena di liquido ambrato, come si usa per le cose fatte in casa, riciclando contenitori commerciali.
mi trovo tra le mani un atomo di storia e geografia, storia perché sta roba è un diretto discendente del garum dei romani, geografia perché l’unico posto al mondo dove viene fatta è il micro-paesino di Cetara, proprio all’inizio della costiera amalfitana.
quando le alici vengono lasciate dentro il sale dopo essere pescate, affiora un liquido che viene raccolto, e messo in vasi di vetro al sole per aumentarne la densità attraverso l’evaporazione, questo per circa sei mesi. a questo punto è pronta la colatura di alici.
...e le cose che ti arrivano dall’amicizia è bello farle finire dentro un’altra amicizia, una domenica calda e morbida di fine settembre.
cuoci gli spaghetti senza sale, scoli e poi a crudo mescoli un cucchiaio di colatura e due di olio per ogni commensale, prezzemolo e aglio abbondanti sparsi sopra sopra. fatto. semplice, come ha da essere l'amicizia.
Certi cibi, o meglio certi ingredienti, subiscono un destino prescritto da abitudini generalmente diffuse o famigliari. Generalmente si impara a cucinare osservando e copiando, facendo diventare certe scelte quasi intoccabili. Ma il bello della cucina è tutt'altro e l'unica legge veramente intoccabile è "non deve avvelenarti", quindi "fuori legge" , semmai, sono certe catene alimentari e certi cibi precotti. Ad esempio per la mia famiglia il petto di pollo può essere cucinato solo in padella o alla piastra, quindi per coerenza io l'ho fatto in brodo. Un bel tegame di brodo vegetale con cipolla, porro, aglio, sale, pepe, un pizzico di peperoncino secco "di quello calabrese che fa un mio amico..." (vicino di casa dixit). Fate bollire il brodo e quando è ben saporito immergete le fette di petto di pollo, eventualmente tagliato a pezzetti se non vi piace che si arricci. Lasciate cuocere una mezzora, ma anche di più non si rovina. Non sarà molto innovativa come ricetta ma in fondo nemmeno oltraggiosa per il petto di pollo che una volta ho visto sorridere grato.
adesso si incazza e non mi parla più. sicuro. fine delle erre mosce. fine di tutto.
(però due mani così... creano delle espettative. non vorrei dire...)
dopo i bagordi e i pompini reciproci arriva sempre il momento di riprendersi, rassettare la casa e risistemarsi addosso il vestito buono scompaginato dalle risate, e provare a rimettersi nella quotidianità. passata la digestione (per niente difficile ma lunga, per via della quantità) ritorna la fame.
non ho mai avuto un frigo così pieno.
per la prima volta ho la fregola.
ho conosciuto il tastasale.
qualcuno mi ha lasciato mezzo barattolo di passata.
c'è mezza bottiglia di valpolicella.
uno scalogno in frigo ce l'ho sempre, a mettere tutto insieme ci vuol poco. forse è un'eresia, vedremo se da verona mi arriveranno degli anatemi. ma l'incontro tra verona e la sardegna vi assicuro che non è niente male.
rido di gusto, perché il grandioso wolf-keitel sarebbe stato davvero fuori posto l’altra sera, perché problemi da risolvere davvero non ce n’era manco l’ombra, nessun cadavere (a parte l’ani[a]tra) nessuna fretta, nessuna tensione, niente inseguimenti nè macchine luride di sangue e pezzi di cervello da pulire in poco tempo, nessun dolore (direbbe battisti) niente di tutto questo…
la cucina è chimica, chimica e sentimento, ci hai fatto caso che i piatti ti vengono diversi in funzione del “per chi” cucini? ecco, IMHO il motivo è questo: la chimica giusta fuori e dentro i tegami, e poi sì, anche l’idea del fare insieme senza prevalenze, rese praticamente impossibili dallo "sconosciutismo" di fondo, che appiattisce e denuda più facilmente e rende più vero il vero, come quando quella volta hai confessato ciò che non avevi mai detto a nessuno sulla tua vita durante una chat di cui non conoscevi chi stava dall’altra parte.
rido ancora per lo stupore che le cose accadano, e a volte succede perché c’è voglia di qualcosa, e credo che in fondo questa voglia ce l’avessimo tutti, forse la voglia di portare a casa qualcosa, forse una doggy bag di vita…no?
[ops...l'uso della parola pompini rende ora impossibile l'accesso dalla mia rete aziendale a infornoasinistra]
il giorno prima della grande abbuffata si va da una sorella fuori di zucca (coi fiori di zucca ?), che non ricorda neppure il suo nome e ci si porta un'anatra morta stecchita, che verrà stuccata di ripieno, scottata e steccata. si inizia a bere lambrusco con la sorellina e si continua tirando un dritto che parte dal sebino a botte di valcalepio riserva e arriva alle porte di milano tra un negramaro, un(a) rabosa, un valpolicella, un chambauve muscat, un fiano e altri vini ancora di cui non posso ricordare nulla in quanto ormai priva di sensi e cognizioni. Ricordo una sfilata di pesci e funghi volanti, polpette, salse, cucchiai, pucciatine, risottini, polentine tutto gustoso come non mai... eravamo piu' o meno cosi' :
quando fu presa la terribile decisione di introdurre comunque il feretro. l'anatra morta. il povero volatile giaceva in una teglia abbandonata in un angolo della cucina kibbutz, avrebbe dovuto avere una salsa d'arancia con le scorzette caramellate, e forse anche una degna sepoltura con un trinciante all'uopo preposto. in assenza di attrezzi, l'animale viene straziato a mani nude dalla cassiera che non sa come prenderlo e vagheggia alticcia e ridanciana, senza preparare alcuna scorzetta, né salsetta e da una provvida morfea, che lo abbatte a colpi di katana. la povera bestia viene comunque servita ai commensali sazi di pane, arselle, amore e fantasia che la accolgono nei loro piatti.
l'ultima scena che ricordo prima di svenire è una miaperfidia che dice di volere mangiare il collo dell'anatra, senza fare una piega lo addenta con la grazia che soltanto lei ... tutto questo alla decima portata della cena di babette, nella casa fatta di vento. amore e vento. risate e vento. procioni e vento. tanto amore. tanto vento. più amore però.
p.s. oltrybaby té c'hai un culo della madonna a riunire dieci persone frullate a caso e far uscire una serata cosi'.
prendi un chilo e mezzo di mele del tuo melo, e facci quello che sarà anche il solito dolce, ma qualcuno c'è che non l'ha ancora mangiato, e poi vuoi mettere farlo con le tue mele?
aggiungi una cassiera che si porta una bestia ex volatile, si fa venire a prendere e riportare e riprendere come solo una vera signora bon-vivand può. e che si stupisce per ogni cosa, e fa sentire tutti importanti
aggiungi unastranastrega che non c'è ma è ovunque, ed è la certezza che la sera si ripeterà
mescola con cura una harveyz che è rimasta un forse, chissà per quanto
pensa a un cinas che avrebbe dovuto ma non ha potuto, ma da qualche parte - ma non lo sa - c'è
poi mescola con un sammylele che si ustiona le dita con un po' di emozione, e rompe il ghiaccio con tutti, armato di macchina fotografica
regola di papoff, erbe, profumi, pesci casuali ma perfetti, darà un nuovo senso alla poltrona e al procione
porta a bollore con una lise.charmel, cremosa e dolce che ti insegna un nuovo uso per la grappa e aspetta il fidanzato alla finestra
con qualche difficoltà trova un carvalho, una morfea(settantasette) e una lucedeituoiocchi: sfideranno la storia della filosofia per trovarsi contemporaneamente, e come i magi porteranno l'oro dei funghi e del tastasale e della polenta e del riso e del salame, l'incenso delle arselle con la fregola (facevano cose irripetibili, giuro) e la mirra dei porri con le patate. rosse, che fanno meno acqua (credo).
shakera tutto con la miaperfidia spumeggiante, che dà inizio alle danze con un fiore tra i capelli e alza il livello di tutto quanto
infine annaffia tutto con uno stear d'annata, lui non lo sa ma la prossima volta sarà ai fornelli pure lui.